PRELIMARI ALLE MEMORIE  STORICHE DELLA CITTA’  DI  PATERNO’

 

CAP. VI - Dintorni di Etna, oggi Paternò

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ADERNO’ - ("Άδρανον, Adernio Hadranum, Adranum)

           Diodoro e tutti gli antichi storici fanno menzione d'un tempio dedicato al Dio indigeno Adrano nel luogo dove poi sorse la città dello stesso nome. Mille cani o molossi, nutriti da' sacerdoti, stavano intorno al tempio probabilmente per custodire le decime de' raccolti, e si mostravano, al dire di Eliano, blandi ai pellegrini, terribili agli empii e ai predoni.

          Il fondatore di Adrano (oppidum) fu, al dire di Diodoro (l.XIV), Dionigi tiranno di Siracusa, nel 400 av. C. Ma nel 345 av. C. Timoleonte la ridusse in suo potere ed offrì un sacrificio ad Adrano (PLUT. Timol).

In seguito, cioè nel principio della prima guerra punica, Adrano alleata de' Cartaginesi fu presa dai Romani (a. 253 av. C.) e divenne una delle città stipendiarie di Sicilia (PLINIO Hist. Nat. III).

Nella seconda guerra punica fu alleata de' Romani e apprestò soccorsi al console (SILIO, lib. IV).

Nel 1117 diede i natali a S. Nicolò Politi suo protettore, e nel 1157 Adelasia, o Adelicia nipote del Conte Ruggiero, prese il velo nel monastero di S. Lucia da lei fondato in Adernò.

Il suo primo Barone, per concessione fattagliene da Re Federico II nel 1303, ( PIRRI, Sic. Sac. not. E. Catan. f. 594) fu il Conte Matteo Sclafani, uno de' più potenti del Regno, che ebbe pure gli Stati di Centorbi e di Ciminna e delle Terre di Sclafani e di Chiusa.

Lo Sclafani con suo testamento del 6 settembre 1354 lasciò suo erede universale il nipote Matteo Peralta figlio di Guglielmo Conte di Caltabellotta e di Aloisia Sclafani sua figlia natagli nel secondo sposalizio con Beatrice de Calvellis, imponendogli di chiamarsi Matteo Sclafani. Ma l'altro di lui nipote Matteo Moncada, a cui detti Stati di Adernò e Centorbi appartenevano, come figlio di Margherita primogenita dello Sclafani natagli da Bartolomea da Incisa sua prima moglie, ricorse alle armi e con l'appoggio di Artale di Alagona se ne rese padrone nel 1360, nè le forze de' contrari valsero a discacciarnelo(1).

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  (1) EMANUELE, Sic.Nob. Palermo, MDCCIX, tom. 1  

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