PRELIMARI ALLE MEMORIE  STORICHE DELLA CITTA’  DI  PATERNO’

 

CAP. V - Etna ed Ibla nell'antichità

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Ed ora per migliore intelligenza dei fatti di cui dirà la storia, credo assai utile dare alcuna notizia descrittiva di Etna e storica d'Ibla e di altre città o paesi antichi e moderni che furono o sono nei suoi dintorni.

E in quanto alla nostra Etna, da ciò che rimane della antica città poco è quello che se ne può arguire con certezza. L'incuria dei nostri per le memorie patrie ci privò di molte cose e conoscenze che avrebbero fatto al nostro fine; onde in mancanza di meglio, ci conviene andare quasi a tentoni, e ricostruire parte con quel che si sa essere stato comune alle città di Sicilia nelle varie epoche, parte con quel poco che ci rimane delle antichità del paese.

E prima di tutto, essendo Etna sopra una grossa rocca basaltica che serba tuttavia tracce di fortificazioni, dobbiamo pensare ch'era circondata di mura e munita di forti.

Oggi non rimangono a noi altri monumenti antichi di questo genere che la porta del Borgo, volgarmente detta Arco della Matrice. Ma questa porta e le antiche scritture mostrano che la città era circondata di mura; anzi il P. Colonna asserisce che queste si vedevano in piedi sino al tempo di Nicolò Speciale, cioè sino alla prima metà del secolo XV. Le quali, a quel che pare, circondavano il paese a norma del parapetto dell'attuale antichissima via che da Porta del Borgo conduce alla Chiesa della Consolazione, e di là oltrepassando le rocche, ora dette di S. Pietro, giravano sino a Porta Randazzo e ridiscendevano dalla parte settentrionale del monte per la via Gangia sino a Porta del Borgo. Dal lato di tramontana la città era difesa probabilmente da alcuna fortezza che stava in luogo dell'attuale castello, come da mezzogiorno era inespugnabile per una barriera naturale di scoscesissime rocche l'una a picco dell' altra.

L'accesso alla città era da più lati per alcune porte che si aprivano lungo il corso delle mura, cioè da tramontana per quella detta ora del Borgo (la quale, secondo il Colonna, non era unica, ma, triplice , il che giustificherebbe la denominazione volgare di Porti in plurale, data a quel luogo) e più oltre verso S. Marco per la porta detta di Randazzo a capo di una via stretta e ripida, che partendo poco giù dallo spianato del monte va a finire sulla via di S. Marco. Da mezzogiorno presso il luoco dove ora sorge la Chiesa della Consolazione si apriva un'altra porta detta di Lentini (e negli ultimi tempi del Pertuso) perchè guardava le campagne di quella città; e da levante una quarta sulla scaletta, che ora denominiamo Ballottola la quale univa ed unisce i quartieri superiori con l' altro ora detto dei Falconieri o dell' Itria.

Non crediamo che Etna mancasse di tempi o di altari dedicati a qualche divinità, tra cui uno certamente alla Dea Cerere ch'era il nume tutelare del paese, così ricco ed abbondante di grano e di biade, e già sappiamo da Diodoro (lib. XI) che Gelone, tiranno di Siracusa, cominciò "a fare edificare in Etna un tempio a Cerere. E già la Dea era stata collocata nel sacrario, ma impedito dalla morte, lasciò quest'opera imperfetta”.

 
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