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I.
Il
secolo XVII si può dire il secolo delle
agitazioni politiche in Europa, e dell'attività
scientifica in Italia.
Lo
spirito di rivolta nato un secolo prima, maturava
per tutto i suoi frutti e emetteva a soqquadro,
ogni ordine di cose.
I troni
traballavano investiti da una furia violenta. Una
rivoluzione toglieva alla Spagna il Portogallo (a.
1642).
A Napoli
un pescatore di Amalfi, Masaniello era salutato
sovrano (a. 1646) Inghilterra il buon Re Carlo I°,
tre volte condotto dinanzi ad un tribunale omicida,
era fatto morire per mano del carnefice (a. 1649).
In Francia il Cardinal Mazzarino e la Regina
Reggente prendono la fuga col giovinetto Luigi XIV,
che un giorno dovea far parlare tanto di sé, e che
allora veniva sottratto ai furori della Fronda (a.
1649). E la Chiesa non mancava di persecuzioni onde
la molestava l'insolenza riottosa del Giansenismo,
eresia tanto più terribile quando più nascosta
dal mantodell'ipocrisia.
Se la
novità però portava tante rovine nella società
che vive di ordine, recava molto utile alla
scienza che si alimenta di osservazione; e per
non uscire dall'Italia, Galileo Galilei,
Evangelista Torricelli, Domenico Cassini, Malpighi,
Magalotti, il Padre Grassi, Vincenzo Viviani,
Francesco Redi ed altrettali son nomi gloriosi non
pure nei fasti della bella letteratura, ma e
nella storia de' progressi dell'umano pensiero.
L'accademia de Lincei di Roma e quella del Cimento
di Firenze aiutavano il movimento. Non erano
solamente le muse che facevano sonare il Parnaso
delle dolci armonie del Chiabrera o del Filicaia;
non era solamente la forma del pensiero che
seduceva nelle storie del Pallavicino e del Bartoli,
nel Quaresimale del Segneri, nella critica del
Roccalini, nelle novelle del Marini e del
Loredano; era il pensiero stesso che si moveva a
voli inusitati, o rivelava i grandi misteri della
natura e i novelli orizzonti aperti dall'esperienza
e dall'osservazione.
E
Paternò, l'ibla dolce del miele e del poeti,
ebbe la lieta ventura di contribuire, essa pure,
in quel tempo, ai progressi della scienza.
Nell'Ottobre del 1610 (1)
da Mario Nicolosi e Ninulia
(2) Corsaro
nasceva, secondogenito, un bambino destinato dalla
Provvidenza ad essere un dì il lustro più grande
della sua terra natale. Era il nostro Giambattista.
Non
sappiamo se povera o ricca sia stata la sua casa;
(3) ma è da
credere all'umiltà di quella culla se dobbiamo
giudicare dal nome che ancor rimane in paese de'
Nicolosi, dalle persecuzioni ch'ei non potè
scongiurare, e da quel che ne dice egli stesso
ne' suoi versi contro la patria.
Parimente non abbiamo alcuna notizia intorno alla
sua prima giovinezza ed educazione; ma poiché
consocrossi alla vita chericale, è lecito pensare
che abbia passato gli anni più belli tra le
domestiche pareti e quelle del Seminario di
Catania, ove avrà appreso a coltivar l'anima con
l'amore di Dio e l'intelletto con lo studio
della verità.
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