B. e A. Rapisarda

CONSUETUDINI DI PATERNÒ

 

Conclusione e considerazioni critiche

Ecco conclusa la fatica della traduzione di un testo compilato in un latino non più classico, risalente a 567 anni fa, infarcito di parole cadute in disuso o siciliane latinizzate, come «marammates», «apothece», «jus prothimiseos», «peciam», «terragia», «vidanda», «pinguevalens», «quinterii», «edomoda», «celamidas» ed altri, di cui spesso bisognava afferrare il senso. In questa ardua fatica mi sono associato mia figlia Agatina, Dottoressa in Lettere, che mi ha dato un validissimo contributo, iniziando con questo «battesimo» la sua carriera di studi letterari.

Auguro a lei una brillante carriera di studio e di amore ai lavori umanistici e filologici.

Mi corre l’obbligo di ringraziare altresì l’illustre Dott. Prof. Giovanni Bruno, Docente di Esperanto, che mi ha guidato nella ricerca di una giusta forma giuridica.

Un sentissimo «grazie» debbo rivolgere anche al collega Prof. Gigi Lojacono, che mi ha aiutato non poco nella interpretazione di parecchi passi oscuri.

Per detta interpretazione, ci siamo serviti anche di dizionari antichi, come: Iosephus Perin: Onomasticon totius latinitatis – Patavia 1913; Egidio Forcellini: Totius latinitatis lexicon Prato 1841; Thesaurus linguae latinae – Cinque Accademie Germaniche – Lipsia 1934; Vincenzo Nicotra – Dizionario siciliano – italiano – Catania 1883.

Speriamo che questa traduzione (indubbiamente manchevole, come tutte le prime edizioni, ma che indubbiamente miglioreremo n seguito, al lume dei consigli e dei richiami che attendiamo da amici, colleghi e studiosi) incontri il favore degli studiosi, perché le «Consuetudini» sono un piccolo codice, una raccolta di leggi curate dall’Università del tempo e al rispetto delle quali si impegnarono tutti. Abbiamo notato che parecchie di queste leggi-consuetudini sono ancora attuali, come il diritto del terzo e dell'usufrutto, la comunione dei beni tra marito e moglie, il diritto di vicinato, il diritto di successione tra ascendenti e discendenti, la dote, le migliorie apportate ai beni acquisiti, la locazione, i debiti, i bandi di vendita ed altre, che avranno sempre forza di leggi nei tempi avvenire. Alcune altre, invece, sono cadute in disuso, come la spartizione del letto in caso di morte di uno dei due coniugi, il pagamento delle derrate, l’espulsione delle prostitute e litigiose, la proibizione di vendita di vino fuori della città, l’importazione di vino da altri territori, il divieto di caccia, il divieto di uso di tende nelle botteghe, ed altre disposizioni che oggi ci fanno sorridere, mentre a quei tempi avevano un gran peso ed un gran rispetto.Augurandoci che questo modesto lavoro possa giovare a quanti amano gli studi e le ricerche di documenti vetusti e importanti, rivolgiamo un pensiero di gratitudine e di omaggio alla buona Bianca, che volle, con la sua dignità di regina, contribuire al buon andamento della cosa pubblica, al rispetto delle leggi, alla felicità dei cittadini e all’abbellimento della città con la proclamazione delle suddette famose «Consuetudini».

 Storia di Paternò

Barbaro Rapisarda - Agatina Rapisarda, Consuetudini di Paternò

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